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Riabilitazione motoria

L’ intervento riabilitativo precoce e mirato previene l’insorgenza e/o l’aggravamento delle complicanze anatomo-funzionali legate ai processi demolitivi dell’ intervento chirurgico.

Le complicanze si dividono in perioperatorie, post-operatorie precoci e post-operatorie tardive.

Le sequele perioperatorie non necessitano  di un progetto riabilitativo con obiettivi a lungo termine poiché la loro naturale evoluzione è verso una risoluzione spontanea. Queste sono: il linfedema post-operatorio dovuto alla stasi linfatica; l’ipomobilità dell’arto superiore dovuta ad alterazioni capsulo-articolari  secondarie al suo posizionamento in abduzione e rotazione esterna durante l’atto chirurgico; l’ipostenia ed il torpore dell’ arto superiore talvolta associato alla anestesia della cavità ascellare; anidrosi, sensazione di cuscinetto sotto l’ascella, parestesie, dolore urente; sindrome “della mammella fantasma” quando la paziente riferisce fin dai primi giorni dopo l’ intervento dolore alla mammella che in realtà non c’è.

Le sequele post-operatorie precoci compaiono entro due mesi dall’intervento e sono: aderenze cicatriziali alla parete toracica che limitano lo scorrimento della cicatrice sui tessuti sottostanti accompagnandosi a stasi linfatica e disestesia; la scapola alata per  lesione transitoria o permanente del nervo toracico lungo che innerva il gran dentato (nervo di Bell); alterazioni posturali del rachide e del cingolo scapolare.

Le sequele post-operatorie tardive insorgono anche a distanza di anni dall’ intervento. Hanno quasi sempre un carattere di cronicità e tendenza al peggioramento: capsulite adesiva della spalla per flogosi dei tessuti articolari e periarticolari; linfedema dell’arto superiore che rappresenta la  più comune ed invalidante sequela  post-chirurgica interessante oltre il 50% delle pazienti operate (percentuale che sta nettamente diminuendo grazie alla pratica chirurgica del linfonodo sentinella e conseguente risparmio dei linfonodi ascellari); patie del plesso brachiale.

Viene effettuato un bilancio fisiochinesiterapico con: localizzazione dell’ edema e valutazione della consistenza dello stesso e misurazioni delle dimensioni dell’ arto mediante metodiche comparative; bilancio muscolare e della funzionalità dell’articolazione scapolo-omerale; bilancio delle eventuali algie e turbe sensitive; adeguata valutazione delle patologie concomitanti ( neuropatie, osteartropatie ).

Il trattamento prevede la kinesiterapia con esercizi motori specifici e programmati eseguiti quotidianamente dalla paziente che deve essere essa stessa terapista passando da soggetto passivo, bisognoso di cure, a soggetto attivo impegnato con tutte le sue risorse psicomotorie; terapia farmacologica adiuvante stabilita dal medico specialista; norme igienico-comportamentali.

 

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