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Riabilitazione nel linfedema

L’asportazione dei vasi linfatici e delle stazioni linfonodali ascellari, ossia delle stazioni di passaggio e di filtraggio della linfa della mammella e anche di tutto l’arto superiore, rende difficile il ritorno linfatico dall’arto al torace, causando un ristagno di liquidi nei tessuti dando luogo al linfedema.

Pur sapendo che il linfedema può insorgere anche con interventi chirurgici sull’ascella molto limitati come la tecnica del linfonodo sentinella che prevede l’asportazione di un solo linfonodo, è ormai indubbio che proprio grazie ai casi sempre più frequenti di chirurgia conservativa sta diminuendo di molto la percentuale d’insorgenza del linfedema che fino ad ora era di circa il 40/50%.

Il tempo di insorgenza varia dai casi precoci dopo 2-3 mesi dall’intervento ai casi tardivi fino a oltre 20 anni.

Le cause scatenanti si distinguono in fattori locali e fattori generali: tra i fattori locali ci sono la linfangite reattiva a lesione dell’arto superiore ( microtraumi, punture di insetti, graffio di gatto, etc.); la compressione ab estrinseco ( abiti, anelli, bracciali); terapia radiante; l’insorgenza di patologie dell’arto superiore che provocano ipomobilità (emiplegia, sindromi algodistrofiche, periartropatia scapolo-omerale), ostruzione al flusso venoso legate a trombosi venosa superficiale e profonda; tra i fattori generali ci sono le condizioni di insufficienza renale e cardiaca; deficit nutrizionali importanti; cachessia; utilizzo di alcuni farmaci.

Il linfedema ha una localizzazione variabile che può essere distribuita a tutto l’arto fino alla spalla (linfedema globale) o solo ad una parte di esso (linfedema localizzato alla mano, avambraccio, mano-avambraccio o solo braccio).

L’arto edematoso si presenta in genere con cute sottile, translucida, tesa, eritematosa o sub-cianotica. Il dolore è quasi sempre presente e a volte può precedere di mesi la comparsa del linfedema. Tali segni e sintomi sono di lieve entità nel linfedema in fase iniziale (1° grado) diventando sempre più marcati e gravi (fissurazione della cute e trasudazione di linfa) nel linfedema cronico grave (3° grado) con elefantiasi dell’arto.

Il trattamento del linfedema prevede la terapia manuale (drenaggio linfatico), la terapia contenitiva  (bendaggio, supporti elastici, guanti, bracciale), la terapia meccanica (la pressoterapia sequenziale), la terapia farmacologica, l’applicazione da parte della paziente di una importante serie di norme preventive.

Il trattamento riabilitativo precoce del linfedema resta l’arma più efficace a disposizione del Fisiatra.

Gli interventi riabilitativi sono individuali e personalizzati variabili in relazione al tipo di linfedema e alle condizioni generali della paziente stessa.

Come in tutte le patologie ad andamento cronico anche nel linfedema si rendono necessarie trattamenti nelle fasi di attacco e nelle fasi di mantenimento.

Nella prima fase del trattamento i risultati sono sempre positivi, ma l’andamento cronico evolutivo della patologia rende difficile mantenere tali risultati.

Il linfodrenaggio manuale è una tecnica di massaggio che attraverso manovre specifiche favorisce il riassorbimento della linfa stagnante dai tessuti interstiziali dell’arto verso eventuali circoli collaterali. I cicli possono essere ripetuti 2-3 volte l’anno in rapporto ai risultati ottenuti. In caso di linfedema di media e grave entità è indispensabile far seguire al trattamento un bendaggio compressivo. Le due tecniche sono direttamente complementari.

Il linfodrenaggio strumentale consiste nella pressoterapia sequenziale ad aria che utilizza il meccanismo fisiologico della “vis a tergo” e della contrazione muscolare per favorire la progressione della linfa in senso disto-prossimale.

Contestualmente è fondamentale che la paziente osservi delle norme igienico-comportamentali: non indossare abiti e gioielli che facciano compressione al polso o all’ascella; non tagliarsi, ferirsi o scottarsi, in caso contrario disinfettare bene e coprire la  ferita; evitare l’esposizione a fonti di calore come ferro da stiro, forno, sauna, bagno turco, sabbiature, fanghi, etc.; evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde; evitare l’uso di reggiseni con spalline troppo strette; evitare di portare pesi e compiere lavori pesanti e ripetitivi; fare la depilazione con rasoi elettrici o cerette soprattutto a caldo; non misurare la pressione e non effettuare prelievi o infusioni all’arto interessato; evitare di tagliare le cuticole in corso di manicure; usare sempre i guanti di gomma durante i lavori domestici o di giardinaggio; evitare il contatto con sostanze irritanti (candeggina, acidi ); in caso di arrossamento dell’ arto (linfangite) dopo una puntura di insetto od una ferita consultare il medico per una corretta terapia; evitare di affaticare l’arto e, in caso di pesantezza dopo un lungo uso, riposare l’arto in posizione anti-declive (su un cuscino tenendolo all’altezza della spalla); evitare l’ eccessivo aumento di peso adottando un regime ipocalorico, normoglucidico, normoproteico (carne,pesce,etc.), ipolipidico (grassi di origine vegetale), ricco di fibre, vitamine A ed E e minerali (selenio, zinco, magnesio).

Compito del fisiatra e della intera équipe riabilitativa è quello di consentire la migliore qualità della vita garantendo il pieno recupero sul piano fisico, psichico e sociale.

 

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