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Chirurgia ricostruttiva

La Chirurgia ricostruttiva ha come principio quello, appunto, di ricostruire la mammella dopo chirurgia demolitiva cercando di raggiungere risultati migliori possibili nell’aspetto esteriore.

Questo tipo di chirurgia è abbastanza recente ed è solo da circa 20 anni che le tecniche sono state standardizzate nella qualità dei risultati.

Le tecniche principalmente adottate sono due: la ricostruzione con impianto di protesi al silicone o la ricostruzione con transposizione di lembi muscolo-cutanei.

La ricostruzione con impianto di protesi al silicone prevede due tempi chirurgici. Nel primo tempo che può essere sia immediato (cioè contestualmente all’intervento di mastectomia totale) che differito (cioè in un momento successivo anche di anni all’intervento di mastectomia totale) si effettua il posizionamento sotto i muscoli della parete toracica di un espansore mammario in silicone quasi completamente vuoto. Successivamente in tempi e modi differenti da caso a caso viene riempito con iniezioni transcutanee di soluzione fisiologica (in genere ogni 10/15 giorni per un totale 3/4 mesi). La cute ed i tessuti sovrastanti l’espansore aumentano di volume e si adattano via via alle nuove dimensioni fino ad arrivare al volume desiderato che tiene naturalmente conto del seno sano controlaterale. Il secondo tempo chirurgico prevede la rimozione dell’espansore ed il posizionamento al suo posto della protesi mammaria in silicone definitiva che riproddurrà il più possibile forma e volume del seno controlaterale.

La ricostruzione con transposizione di lembi muscolo-cutanei prevede la ricostruzione della mammella transponendo lembi di cute con muscolo sottostante dalla posizione originaria alla parete toracica operando con cura per mantenere integro e funzionante il peduncolo vascolo-nervoso, fondamentale per l’integrità e vitalità del lembo. I lembi più utilizzati sono quello del retto dell’addome e quello toraco-dorsale.

La ricostruzione con espansore e protesi è indicata in casi con muscoli toracici integri e validi e quando non è prevista radioterapia loco-regionale. In effetti è la tecnica maggiormente utilizzata con i risultai estetici migliori. Unica complicanza degna di nota è le reazione di intolleranza alla protesi anche se decisamente rara.

La ricostruzione con lembi è indicata in tutti i casi in cui è prevista radioterapia loco-regionale, nei casi di intolleranza alla protesi e quando non si può contare su muscoli e cute validi della parete toracica. La complicanza più frequente e grave è la necrosi più o meno totale del lembo per insufficienza vascolare del peduncolo e conseguenti grosse difficoltà di reintervento chirurgico. Un problema legato a questa tecnica è l’alterazione della postura corporea soprattutto usando il lembo addominale.

A volte le due tecniche si fondono. In alcuni casi infatti per avere risulatti estetici soddisfacenti si effettua sia la transposizione del lembo muscolo-cutaneo del retto dell’addome o toraco-dorsale che il posizionamento sotto di esso di una ptotesi mammaria.

A completamento di queste tecniche è prevista, se la donna lo richiede, la ricostruzione del complesso areola-capezzolo. La tecnica più utilizzata prevede un tatuaggio sulla cute di forma e colore desiderato ed il confezionamento al centro di un capezzolo con una particolare incisione e sutura di lembi cutanei a riprodurre appunto la forma e la proiezione di un capezzolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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