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Terapia chirurgica

CHIRURGIA DEMOLITIVA

La Chirurgia demolitiva ha come principio quello di demolire, appunto, tutta la mammella insieme al cavo ascellare omolaterale.

Fino ai non lontanissimi anni ’70 l’unico intervento praticato per il carcinoma mammario era la mastectomia totale secondo Halsted dal nome del chirurgo che lo ha effettuato. Tale intervento si basava sul principio allora ritenuto valido che per cercare di debellare la malattia era necessario asportare tutta la mammella insieme ai muscoli della parete toracica (muscolo grande pettorale e muscolo piccolo pettorale) e tutta la catena linfatica ascellare di primo, secondo e terzo livello.

Questo intervento era molto mutilante sia dal punto di vista fisico che psicologico; la donna, infatti, oltre a subire la menomazione fisica della perdita di un organo così importante dal punto di vista estetico e riproduttivo, subiva un enorme danno psicologico con l’emarginazione dalla società e la pressocchè totale fine di una vita sociale.

Da studi effettuati è stato dimostrato che la radicalità chirurgica veniva raggiunta anche senza l’asportazione dei muscoli della parete toracica che quindi non era più necessaria e così, dopo un periodo in cui è stato praticato un intervento che prevedeva l’asportazione del solo muscolo piccolo pettorale secondo Patey, la mastectomia secondo Halsted viene abbandonata, non senza resistenze come tutti i cambiamenti, e viene praticata la mastectomia totale secondo Madden che prevede l’asportazione di tutta la mammella conservando i muscoli della parete toracica e l’asportazione sempre di tutta la catena linfatica ascellare fino al terzo livello.

Tale tecnica sarà affiancata all’inizio degli anni ’90 dalla chirurgia cosiddetta conservativa ma rimane ancora oggi frequentemente praticata in quanto indicata in diverse situazioni patologiche: quando il tumore supera i 2,5 cm di grandezza; quando il carcinoma si presenta in maniera multifocale e/o multicentrico (più noduli tumorali vicino nello stesso quadrante o lontani in diversi quadranti della stessa mammella); nella malattia di Paget senza evidenza di lesione intramammaria (un particolare tipo di carcinoma che formatosi in un punto della ghiandola non evidenziabile clinicamente e strumentalmente raggiunge cellula dopo cellula l’areola ed il capezzolo manifestandosi con un eczema dello stesso); nel carcinoma infiammatorio e nel carcinoma intraduttale o anche detto in situ.

La mastectomia totale secondo Madden rimane un intervento altamente mutilante ma da qualche anno grazie a tecniche innovative di chirurgia ricostruttiva la mammella può essere ricostruita con risultati decisamente soddisfacenti.

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