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Radioterapia postoperatoria

Attualmente nel carcinoma della mammella la radioterapia gioca un ruolo fondamentale.

Con la diagnosi sempre più precoce la chirurgia conservativa viene praticata nella maggior parte dei casi e l’abbinamento con il trattamento radiante (QU.A.RT.) è considerato lo standard terapeutico.

La radioterapia consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, cercando al tempo stesso di danneggiare il meno possibile le cellule normali.

Lo scopo principale della radioterapia sulla mammella è quello di sterilizzare il restante tessuto mammario dove possono trovarsi microscopici focolai tumorali e/o cellule tumorali nel letto operatorio al fine di ridurre le recidive locoregionali di malattia.

Il tasso di recidive intra-mammarie è di solito inferiore al 10% nelle pazienti sottoposte a irradiazione, contro il  20-40% di quelle non sottoposte a tale trattamento (Studio Milano 3:  confronto tra quadrantectomia  più dissezione ascellare e radioterapia complementare e quadrantectomia più dissezione ascellare senza radioterapia 1987-1989: 567 casi).

Il trattamento radioterapico della mammella ha le seguenti indicazioni: dopo chirurgia conservativa come indicazione elettiva; nel trattamento delle recidive locoregionali; nel trattamento della malattia metastatica dell’osso e dell’encefalo per il controllo del dolore; dopo mastectomia totale quando il carcinoma è localmente avanzato con evidente rischio di ricaduta cutanea o sottocutanea; in casi particolari come il carcinoma occulto o la malattia di Paget.

Le sedute, con trattamento ambulatoriale,  hanno inizio generalmente entro due mesi dall’intervento chirurgico e si concludono nell’arco di 30-40 giorni, ogni giorno per cinque giorni alla settimana.

Durante la procedura, che durerà solo qualche minuto ed è assolutamente indolore, la paziente dovrà rimanere immobile sul lettino dell’apparecchiatura.

La radioterapia della mammella può causare a volte effetti collaterali quali arrossamento e ‘trasudazione’ della cute , nausea e spossatezza. Questi sintomi comunque tenderanno a scomparire gradualmente una volta concluso il ciclo di trattamento; talvolta la sensazione di spossatezza può persistere per qualche mese.

L’effetto secondario più importante, sempre transitorio, è costituito dalla dermatite da raggi (la zona interessata apparirà rossa e dolente come una scottatura; talvolta si associa prurito) che può insorgere dopo 3-4 settimane di trattamento. In questi casi evitare esposizioni al sole o lampade, evitare detergenti aggressivi, evitare profumi alcolici e indumenti stretti.

Gli esiti tardivi del trattamento radiante sulla mammella sono rappresentati essenzialmente da una iperpigmentazione cutanea associata talvolta a teleangectasie in alcune zone: ciò significa che l’irradiazione può anche lasciare piccole macchie rosse sulla cute, dovute alla rottura di qualche capillare.

Una menzione particolare merita il trattamento radioterapico in donne con protesi mammarie additive o ricostruttive.

Diversi Autori, negli anni ottanta, hanno dimostrato sperimentalmente che gli impianti protesici non interferiscono con la distribuzione di dose della radiazione. Hanno inoltre documentato che per irradiazioni fino a 100 Gy le protesi non subiscono alterazioni fisiche. Trattamenti realizzati con modalità tecniche ottimali, con dosi di 50 Gy non hanno indotto danni tessutali condizionanti il rigetto, né risultati cosmetici insoddisfacenti, seppure non ottimi, nella maggioranza delle pazienti, rimanendo però un lieve aumento di numero di casi di fibrosi tissutale e contrattura capsulare.

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