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Follow-up donne operate

Dopo un qualsiasi intervento chirurgico per carcinoma mammario è presente un rischio, a secondo dei casi, più o meno alto che alcune cellule tumorali possano avere già abbandonato la sede primitiva del tumore ed essere in circolo. La chemioterapia adiuvante viene praticata per distruggere queste cellule, ma rimane comunque una piccola percentuale di casi in cui alcune cellule tumorali possono sopravvivere. A questo punto entra in gioco il sistema immunitario che, trattandosi di una quantità esigua di cellule, riesce di solito a individuarle e distruggerle. Tuttavia purtroppo è comunque possibile che qualche cellula, sfuggendo a tutto ciò, possa negli anni fermarsi in un organo e, moltiplicandosi, dare luogo ad una localizzazione secondaria (metastasi).

La donna operata di carcinoma mammario deve quindi sottoporsi ad una serie di controlli clinico-strumentali (follow-up) in maniera periodica.

Gli organi che possono essere sede di metastasi (organi bersaglio) sono le ossa (39%), il polmone (18%), il fegato (7%), il cervello (4%), più raramente i linfonodi sovraclaveari e/o ascellari controlaterali (insieme il 12%), surrene e pleura.

Per molto tempo la discussione è stata se essere aggressivi con i controlli clinico-strumentali continui e periodici o limitare il follow-up solo all’insorgenza di recidive loco-regionali visto che, come fatto rilevare da molti, la scoperta di metastasi anche precocemente non cambia l’evoluzione della malattia e la sopravvivenza. Ultimamente, però, l’evoluzione delle terapie chemioterapiche e delle procedure chirurgiche ha portato ad un notevole miglioramento nel trattamento delle metastasi, soprattutto se con diagnosi precoce, sia in termini di qualità della vita che di allungamento dei tempi di remissione della malattia.

Attualmente, quindi, il follow-up suggerito prevede ogni sei mesi un prelievo venoso con il dosaggio di marcatori tumorali come l’Alfafetoproteina, MCA, TPA, Ca 15-3, Ca 19-9, Ca 12-5, Ca 50, NSE, Cyfra 21-1, l’esecuzione di una ecografia addome ed un controllo senologico con visita ed ecografia mammaria; ogni anno oltre a queste indagini clinico-strumentali si aggiunge una radiografia del torace, una mammografia ed una scintigrafia ossea (total-body). In presenza di segni clinici e/o sintomi particolari lo specialista deciderà di praticare altri esami strumentali specifici come la Tac Total-body con e senza mezzo di contrasto, la Risonanza Magnetica Nucleare o la Pet-Tac.

Il follow-up viene effettuato per 10 anni dopo di chè si continua solo con i controlli clinico- strumentali senologici.

Il trattamento delle metastasi varia a secondo dell’organo dove sono situate. E’ possibile ricorrere a vari schemi di chemioterapia, alla terapia molecolare con anticorpi monoclonali, alla radioterapia segmentaria soprattutto per le localizzazioni ossee o cerebrali, alla radiofrequenza e/o termoablazione e/o alcoolizzazione soprattutto nelle lesioni epatiche fino ad arrivare alla chirurgia in particolari casi selezionati.

E’ importante ricordare che il compito dello specialista è di migliorare il più possibile la qualità della vita ed evitare il più possibile la sofferenza soprattutto con il controllo del dolore senza accanimento terapeutico.

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