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Risonanza magnetica nucleare

La Risonanza Magnetica Mammaria (RMM), introdotta all’inizio degli anni novanta, è entrata ormai nell’uso clinico ad integrare ma non a sostituire le tradizionali tecniche di diagnostica senologica  (mammografia ed ecografia). E’ importante comunque definire le indicazioni all’esecuzione di tale metodica al fine di ottimizzarne l’utilizzo e sfruttarne le sue indubbie potenzialità. E’ per questo che di recente è stato redatto un documento di Consenso sulla Risonanza Magnetica Mammaria nel corso di un congresso tenutosi a Firenze, pubblicato nella rivista “Attualità in Senologia”, anno XIII, N°53, Febbraio-Maggio 2008.
La RM mammaria può essere eseguita con o senza l’utilizzo di mezzo di contrasto (MdC) paramagnetico in rapporto a specifiche indicazioni cliniche.

La RM mammaria senza MdC viene eseguita principalmente per lo studio degli impianti protesici, in particolare nella valutazione della loro integrità e delle eventuali complicanze, sia per le protesi applicate a scopo estetico, sia per le ricostruzioni dopo interventi oncologici.

La RM mammaria con somministrazione di MdC paramagnetico viene eseguita invece nel sospetto clinico e/o all’imaging convenzionale di lesione parenchimale. Le principali indicazioni della RM mammaria con MdC sono: la sorveglianza di donne ad alto rischio genetico-familiare di tumore mammario (le pazienti con test genetico positivo per mutazione patogenica dei geni BRCA1, BRCA2), le pazienti in cui le stesse mutazioni sono state accertate in un parente di primo grado senza che loro stesse abbiano eseguito test genetico e le donne con importante storia familiare di tumore mammario;
la stadiazione locale pre-trattamento chirurgico: la RM mammaria è indicata in particolare nelle donne con multiple lesioni nella stessa mammella (multifocalità o multicentricità) o nella mammella controlaterale;
la valutazione dell’effetto della chemioterapia (CT) neoadiuvante: in pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato, la RM mammaria rappresenta la tecnica più accurata nella valutazione della risposta al trattamento neoadiuvante (chemioterapia prima dell’intervento) da eseguire in genere prima, durante e al termine della terapia stessa;
la valutazione della mammella trattata per carcinoma mediante chirurgia conservativa e/o radioterapia, in particolare per la diagnosi differenziale tra recidiva locale (ripresa locale di malattia) e cicatrice chirurgica;
la sindrome da carcinoma primitivo ignoto: rappresenta un’indicazione elettiva alla RM mammaria il riscontro di diagnosi bioptica di metastasi linfonodale ascellare o in altra sede da probabile tumore primitivo mammario, con clinica ed imaging convenzionale negativi (carcinoma occulto della mammella).

Le apparecchiature più diffuse hanno forma di un cilindro con lunghezza di circa 150 centimetri con un foro centrale adeguatamente ampio all’interno del quale viene introdotto il lettino mobile sul quale è sdraiata la paziente.

Per esaminare pazienti che hanno paura degli spazi chiusi o per soggetti particolarmente obesi si possono utilizzare anche macchine RM cosiddette “aperte”, purchè con particolari requisiti tecnici, in cui lo spazio chiuso è ridotto.

Gli esami RM della mammella vengono eseguiti preferibilmente nella seconda settimana del ciclo mestruale nelle donne  in età fertile mentre nelle donne in menopausa non vi sono limitazioni.

Con l’uso del mezzo di contrasto per via endovenosa è opportuno il digiuno alimentare da circa 6 ore. Gioielli e altri accessori vanno tolti prima dell’esame RM; oggetti metallici ed elettronici non sono permessi nella sala esame, perché possono interferire con il campo magnetico o venirne danneggiati. I pazienti portatori di pace- maker e/o con dispositivi metallici intracorporei (clips metalliche chirurgiche, neurostimolatori, impianto cocleare ed altro) non possono effettuare l’esame (il paziente sarà edotto su ciò dal personale specializzato).

Per garantire un’ottimale qualità dell’esame è importante rimanere assolutamente fermi durante l’acquisizione delle immagini, anche piccoli movimenti, infatti, possono limitare la buona riuscita dell’esame.

L’intero esame viene completato in circa 20-30 minuti.

La RM della mammella ha comunque dei limiti: non sempre può differenziare un tumore da una patologia benigna come il fibroadenoma o da un alterazione fibrocistica e quindi, come per ogni metodica diagnostica, sono possibili anche diagnosi falsamente positive (un “falso positivo” è un esame che indica una lesione maligna quando di fatto non lo è).

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