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Mammografia

La mammografia è un’indagine che usa raggi X e consente uno studio molto accurato delle mammelle, in grado di evidenziare modificazioni del tessuto mammario anche di dimensioni millimetriche.
Associata all’esame clinico e all’ecografia è attualmente il metodo più affidabile per la diagnosi precoce del tumore al seno, quando la neoplasia è ancora in fase “preinvasiva” e quindi più facilmente curabile. I moderni mammografi utilizzano bassi dosaggi di raggi X, consentendo la ripetizione routinaria dell’esame con rischi minimi. La radiografia viene eseguita su entrambi i seni in due proiezioni (assiale ed obliqua medio-laterale a 45°).
La mammella viene compressa delicatamente per mezzo di un apposito piatto in plastica con leggero fastidio o, a volte, lieve dolore da parte della donna. Grazie alla compressione si ottengono immagini di migliore qualità con un utilizzo minore di radiazioni.
La durata dell’indagine è di circa 15 minuti e non necessita di alcun tipo di preparazione specifica. È preferibile eseguire l’esame nella settimana dopo la fine del ciclo mestruale perché è il periodo in cui il seno è meno teso ed è quindi più agevole effettuare la necessaria compressione.
Nelle donne in fase menopausale è generalmente possibile eseguire l’indagine in qualunque momento.
Per consentire al medico un eventuale confronto è importante presentarsi con eventuali mammografie eseguite in precedenza. La mammografia sebbene è l’indagine principe nella diagnostica senologica e, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è comunque in grado di riconoscere la totalità delle lesioni mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia; le cause possono essere relative al tumore stesso (troppo basso contrasto intrinseco nei confronti dei tessuti circostanti), alla scarsa qualità della mammografia o al mancato riconoscimento da parte del radiologo. I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto “denso”, nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore. Una buona prevenzione prevede l’esecuzione di una mammografia ogni due anni circa dopo i 40/45 anni abbinata alla visita ed ecografia che vengono eseguite ogni anno mentre prima dei 40/45 anni quando l’85% delle donne ha il cosiddetto seno denso è più attendibile l’ecografia e si preferisce non effettuare la mammografia se non in casi particolari.

La mammografia digitale è una nuova metodica che sostituisce la pellicola radiografica con un detettore: questo assorbe i raggi X trasmessi attraverso la mammella e converte la loro energia in segnali elettronici, che vengono digitalizzati e fissati nella memoria del computer.

L’immagine mammografica tradizionale è un’immagine su pellicola che, al pari di una fotografia, dopo essere stata prodotta, non è più modificabile. Inoltre, la mammella è costituita da zone a densità diversa: poiché queste zone verranno riprodotte in un’unica immagine, vi saranno aree ben rappresentate, e quindi ben studiabili, accanto ad aree non correttamente rappresentate, troppo chiare o troppo scure, e quindi non correttamente studiabili.

L’immagine digitale può invece essere elaborata dal computer anche dopo la formazione: può quindi essere opportunamente modificata variando i parametri di contrasto, luminosità, ingrandimento ecc., rendendo così possibile la corretta visualizzazione di ogni diversa area della mammella.

L’immagine digitale può essere visualizzata su monitor ad alta definizione o stampata su pellicola mediante stampanti laser.

Uno dei fattori che talvolta non consentono alla mammografia di diagnosticare un tumore è dovuto al fatto che l’area patologica è dotata di una differenza di contrasto intrinseco troppo bassa nei confronti del tessuto sano circostante. Poiché l’immagine digitale può venire elaborata dopo l’acquisizione, le differenze di contrasto possono essere esaltate, rendendo più agevole la diagnosi.

Pertanto viene ridotto il problema, comune invece con tecnica tradizionale, della ripetizione di esami non diagnostici perché non correttamente esposti. Si riduce quindi la dose di radiazioni somministrata alle donne, fattore questo particolarmente importante in mammografia in quanto l’indagine, per essere efficace ai fini della prevenzione, deve essere ripetuta periodicamente ogni 1-2 anni.

Infine, l’immagine digitale può essere trasmessa a distanza (altre stazioni di lavoro presso ospedali, medici di base, centri di ricerca, qualunque computer collegato tramite rete o linea telefonica) con diverse possibili applicazioni: trasmissione dal luogo di esecuzione al luogo di refertazione, trasmissione a centri di riferimento per consulto, ecc.

In Italia si osserva una crescente domanda di esami con finalità preventive e, tra questi, di esami mammografici.
La risposta più efficace ed efficiente a questa domanda è l’attivazione di programmi di screening mammografico indirizzati alle donne nelle fasce d’età a maggior rischio, con priorità per le donne in età compresa fra 50 e 70 anni per le quali è consigliato di ripetere l’esame con frequenza biennale.

Le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali, seguendo proposte operative contenute nelle Linee Guida per la prevenzione, la diagnosi e l’assistenza in oncologia, elaborate della Commissione Oncologica Nazionale, concorrono, secondo le competenze specifiche, alla programmazione, all’attuazione e alla promozione di programmi di screening oncologici.

Un’attenzione particolare deve essere rivolta al coinvolgimento di donne, specie quelle rientranti nella fascia d’età a rischio, che non hanno mai eseguito una mammografia in passato.
La partecipazione allo screening, infatti, è spesso condizionata da fattori quali lo stato civile, lo stato socio economico, la frequenza di contatto e la facilità di accesso al sistema sanitario.
Anche la paura di assorbire delle radiazioni, di avvertire dolore durante la compressione della mammella, l’ansietà per il risultato, la paura del cancro, la mancanza di fiducia nello screening e nella terapia o, in genere, nel sistema sanitario, rappresentano degli ostacoli da superare.
L’adesione delle donne nelle fasce d’età individuate può essere aumentata, ad esempio, rivolgendo loro inviti personalizzati, con appuntamento prefissato, per eseguire gli esami previsti dal programma di prevenzione.

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