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Seno, meglio la chirurgia conservativa

La conferma su “Cancer”: «Una donna non deve optare per forza  per la mastectomia se ha un piccolo tumore al seno»

MILANO – Le donne con un tumore del seno in fase iniziale trattate con chirurgia conservativa e radioterapia hanno migliori probabilità di sopravvivenza rispetto a quelle che si sottopongono a un intervento di mastectomia (ovvero all’asportazione dell’intera mammella). E’ la conclusione raggiunta dai ricercatori del Duke Cancer Institute statunitense in uno studio appena pubblicato sulla rivista Cancer che ancora una volta dimostra l’efficacia delle terapie che rimuovono solo il tumore e i tessuti adiacenti, risparmiando la parte sana circostante.

LO STUDIO – Utilizzando le informazioni contenute nel California Cancer Registry gli studiosi hanno analizzato i dati relativi a oltre 122mila donne con un carcinoma mammario diagnosticato in stadio I o II tra il 1990 e il 2004: circa 62mila erano state sottoposte a lumpectomia (cioè l’asportazione del nodulo con minimi margini di tessuto sano intorno, simile alla quadrantectomia) seguita da radioterapia e oltre 50mila erano state curate con la sola mastectomia, senza avere mai adottato la quadrantectomia. I risultati? Le pazienti trattate con chirurgia conservativa hanno tassi di sopravvivenza migliori e risultano in generale più sane, perché sono stati riscontrati meno casi di varie altre patologie. In particolare, le donne dai 50 anni in su con un tumore ormonosensibile appaiono come quelle più avvantaggiate dalla scelta dell’intervento conservativo seguito da trattamento radio: rispetto alle coetanee curate con mastectomia, hanno mostrato il 13 per cento in meno delle probabilità di morire a causa del tumore e il 19 per cento in meno di probabilità di decesso legato alter patologie.

MEGLIO LA CHIRURGIA CONSERVATIVA – «In America è emersa recentemente la tendenza, specie fra le pazienti più giovani, a optare anche in caso di tumori in stadio iniziale per la mastectomia, che appare come soluzione più definitiva e dunque meno ansiogena per il futuro – spiega E. Shelley Hwang, direttore della Chirurgia mammaria al Duke Cancer Institute e autore dello studio -. Ma non è così: la nostra ricerca conferma che trattamenti i meno invasivi sono ugualmente efficaci e persino migliori per la sopravvivenza delle donne». Dello stesso parere Alberto Luini, direttore della divisione di Senologia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: «La chirurgia conservativa del seno ha una propria importante validità che dovrebbe ormai essere considerata assodata – commenta l’esperto -. Che si tratti di una quadrantectomia o una nodulectomia ormai la differenza tra le due tecniche è minima: l’asportazione di tessuto mammario è comunque molto ridotta perché è sufficiente asportare il tumore con un margine adeguato di tessuto sano intorno, fino al muscolo pettorale e con la losanga di pelle soprastante. Nel rispetto della scelta di ogni paziente, non si capisce perché una donna debba optare per la mastectomia se ha un piccolo tumore al seno che potrebbe essere tolto con un intervento che conserva intatta la femminilità. Da anni abbiamo dimostrato l’equivalenza tra la quadrantectomia seguita da radioterapia e la mastectomia. E questo studio conferma una volta di più che la chirurgia conservativa è la scelta giusta nei tumori al seno di dimensioni limitate».

Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)