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PIP

Protesi al seno difettose, cresce la stima: sono oltre 4300 quelle impiantate in Italia

Riprende l’iter partito nel 2010 per creare un registro degli impianti protesici. Se il Registro ci fosse già forse oggi sapremmo quante protesi mammarie con marchio Pip (Poly implants prothesis) sono state utilizzate in Italia. Circa 4000-4.300 suggeriscono stime molto generiche. Ma potrebbero essere molte più secondo gli operatori del settore. In una fase di grande confusione, dopo lo scandalo che dalla Francia si è allargato al resto d’Europa, si avverte ancora di più la mancanza di una banca dati degli impianti protesici mammari. La creazione di un Registro fa parte di un disegno di legge predisposto dal sottosegretario alla Salute del governo Berlusconi, Francesca Martini.

LEGGE DIMENTICATA – Il cammino del provvedimento dimenticato in un cassetto riprende domattina in Senato. Era stato approvato in sede legislativa dalla Camera il 22 dicembre del 2010. «Avevamo visto lontano, tutti i problemi legati alla privacy erano stati superati», commenta la Martini augurandosi che davvero da ora in poi i tempi per il via libera definitivo siano accelerati. La legge prevede il monitoraggio clinico delle persone con protesi «allo scopo di prevenire le complicanze e migliorare le gestione degli eventuali effetti indesiderati ed esiti a distanza». Inoltre si punta al «monitoraggio epidemiologico a scopo di studio e ricerca scientifica». I medici dovranno comunicare gli interventi di protesi mammaria, il tipo di protesi impiantata e gli eventuali problemi successivi l’operazione. L’articolo 2 della legge introduce il divieto di intervenire su minorenni per soli fini estetici, prevista per l’inosservanza la sanzione di 15 mila euro. L’articolo 3 stabilisce che l’applicazione di protesi mammarie per fini estetici sia limitata a «coloro in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia plastica o a chi ha svolto attività chirurgica equipollente nei precedenti 5 anni o è in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia generale, ginecologia, ostetricia o chirurgia toracica». Ora il compito spetta al Senato: «Manca il via libera della Commissione Bilancio, speriamo di procedere in sede deliberante, quindi senza il passaggio in aula», dice il presidente della Commissione Sanità, Antonio Tomassini.